Martedì, 17 Settembre 2013 00:00

Capitani coraggiosi

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Mi ha molto impressionato la vicenda, di queste ultime ore, del raddrizzamento della Concordia. Ho cercato il più possibile di seguire tutto il processo di movimentazione e rimessa in asse, sebbene all’una e trenta della notte sia andato poi a dormire. Alle sei e trenta, in piedi come ogni mattina, ho poi, come prima cosa, acceso la TV per godere dello stato finale di questo mostro deforme ed infangato, per metà ancora sommerso nelle acque del Giglio.

Mi ha molto affascinato tutto il progetto, che, ad onor del vero, non conoscevo se non per sommi casi, e per giorni, ancor ora, ho pensato ad una serie di fatti, nell’idea che in questa vicenda si nascondesse una morale, ma anche una metafora e, forse, un messaggio.

Mi ha colpito come di fronte ad un successo tutti abbiano in qualche modo accampato un diritto: quello di essere Italiano e dunque, per traslazione, parte di un’impresa vincente, la stessa che aveva realizzato quell’opera teutonica.

Essere Italiano: che strano che se ne vada fieri a intermittenza o 

…a convenienza.

Il Ministro per l’ambiente, il Premier e tutta la classe politica del paese hanno voluto usare la vicenda del raddrizzamento della Concordia, come un simbolo della capacità Italiana di risollevare le sorti di un intero paese. Tutto il mondo ci ha osservato ed ha giudicato positivamente l’accaduto.

Scopro poi, però, che il capo delle operazioni era un ingegnere Sud Africano e che ben 500 persone hanno lavorato al progetto, provenendo da ben 26 paesi. Però i calcoli li hanno fatti gli ingegneri Italiani. Ah beh!

Certo, sto ironizzando e forse non è il caso, tuttavia questo avviene perché  ho negli occhi una immagine che riguarda il comparto imprenditoriale del paese. In particolare il mio punto di vista è focalizzato sul meridione, ma penso che in merito alla situazione attuale si possa parlare in modo più generalizzato (lo so, è un parola orribile, ma non me ne vengono altre!).

Si tratta di una immagine di fantasia, un po’ noir. In questa immagine, le Zone Industriali sono le coste e i comuni di cui fanno parte sono delle isole. Delle belle isole coperte di fiori bianchi. In ogni isola c’è una Concordia. Anzi, più di una. E se metto in movimento l’immagine, le Concordie aumentano… alcune già riverse sul proprio fianco, affondate, evacuate, fallate, spaventose e mortali. Altre, invece, sono ancora in navigazione. Quante ancora “andranno a scoglio” e poi a fondo? L’immagine inquieta, ma stuzzica.

Abbiamo scoperto che il genio Italiano è comunque in grado di rimuovere i relitti senza lasciare tracce o impatto ambientale. Sarebbe il caso di scoprire invece se non si potesse fare qualcosa prima! E qui il pensiero rispolvera uno slogan, tanto caro al mio amico Lorenzo, che è: capitano d’impresa! Lo so, alcuni di voi rideranno, magari associando il proprio titolare al Comandante Schettino. Mah! Io non riderei troppo, tuttavia, c’è un processo in corso e non è roba da poco …sempre in relazione alla metafora!

Ha più responsabilità un capitano che porta la propria nave a sfidare la sorte tra le cozze di uno scoglio di poca profondità? O un sistema industriale (che vuol dire prevalentemente chi crea le regole con cui lo stesso si determina – dunque la stessa classe politica che si bea di essere Italiana) che chiede ai proprio comandanti risultati impossibili?

La Costa Crociere, ha mai chiesto a Schettino di pagare circa il 60% dei propri guadagni? Se sì: non sarà che Schettino, per fare cassa, sia dovuto andare a fare l’inchino al Giglio? Mah! Non lo so (oppure lo so!) comunque lo immagino. E penso che gli imprenditori schettini troppe volte si lascino travolgere dalle abitudini, anche cattive, nel tentativo di arrivare prima in porto o con un pescato maggiore. Ogni comandante al suo primo inchino ha il cuore a mille, ma dal secondo in poi, tutto diventa routine, fino a pensare che la nuova Mercedes sia la giusta ricompensa per chi prende tanti rischi, fino a pensare che sia colpa del sistema e dello Stato se deve licenziare quelli che non ha “potuto” formare per ricollocarli, fino a pensare che potrà andare a festeggiare a cena con la sua donna anche se al timone avrà lasciato uno inesperto, che poi dirà ad uno straniero di “virare a mancina” e quello, giustappunto, virerà a dritta abbracciando quello scoglio intorno a cui per tante volte avevano zigzagato forti della propria perizia. Fino a pensare che quando la nave affonda sia bene darsi alla fuga, tanto, agli altri c’è chi ci pensa.

Capitani coraggiosi, si diceva un tempo. Perché quei capitani non scendevano dalla nave se non erano andati tutti in salvo. Qualche volta non scendevano neanche in quel caso.

Mi piacerebbe che i Premier, sempre e dovunque, coltivassero una cultura e dei valori forti, perché chiunque, quando deve definire delle regole con cui regolare un sistema, ne possa beneficiare, per ispirazione, per orientamento, per decisione. Possiamo aspettare l’esito del processo che cercherà di capire se lo Stato-Costa sia più o meno responsabile degli Imprenditori-Schettino, ma quante Concordie dovremo poi raddrizzare nei nostri Comuni? Quante potremo salvare per tempo?

Buona fortuna, dunque, a tutti i naviganti e valga per loro sempre il monito di Seneca…… non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

Antonio Massari

Esperto di Learning Organization Antonio facilita processi partecipati aziendali e territoriali.
Nel terziario avanzato da circa 20 anni è formatore e consulente per il privato e per il pubblico.

Facilita grandi eventi interattivi. Tiene corsi sullo sviluppo delle competenze relazionali, creative e dell’apprendimento, formazione dei formatori.

Ha curato lo start-up di PMI. Progetta ed eroga interventi consulenziali di change management [continua a leggere]

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